Il mio primo Ironman 70.3

Ironman 70.3 Pescara 2014
 

Inizierò questo articolo con i ringraziamenti, per i compagni di squadra con cui ho condiviso quotidianamente le gioie e dolori dei quattro mesi di allenamento e soprattutto con cui ho condiviso l’emozione di concludere una gara così impegnativa: Stefano Bonino, Igor Cortassa, Mauro Dotta, Bruno Gambetta, Giovanni Gullino, Simone Mellano, Nicola Indemini, Corrado Pellegrino e Fabrizio Scotto. Un grande ringraziamento è anche per coloro che ci hanno accompagnati e sostenuti nel week-end e agli amici e a tutto il resto della squadra che ha tifato per noi da casa.

Spiegarvi quali meccanismi mentali portino un atleta ad iscriversi ad una gara di questa distanza richiederebbe l’intervento di uno specialista: un Triathlon Ironman 70.3 è composto da una prima frazione di nuoto, in mare, di 1,9 km, seguita da 90 km in bici e infine da 21 km di corsa. “Ironman” perchè la gara appartiene all’omonimo circuito internazionale, la cui unica tappa italiana è stata, quest’anno, a Pescara, mentre “70.3” sono la somma delle 3 distanze in miglia.

In questo articolo non ho intenzione di raccontare la gara… ma tenterò di raccontare le emozioni che la hanno caratterizzata, un misto di sensazioni positive e negative, momenti di euforia alternati a momenti di sconforto, un misto che rende unico questo sport.

Timore nel guardare, prima della partenza, un mare così delirante da preoccupare anche i nuotatori più esperti e soprattutto da convincere l’organizzazione a ridurre la frazione di nuoto da 1900 metri a 1000 metri. Euforia nel trovarsi sulla spiaggia, assieme ad altre 300 persone (della mia categoria di età, mentre in totale erano 1200 le persone partecipanti) in attesa dello sparo che decreta il via alla gara, la mente che vola ore e ore avanti, alle frazioni successive e cerca di immaginare la gioia dell’arrivo: in un attimo torni alla realtà e ti trovi in acqua, che nuoti verso la prima boa. Sollievo nell’uscire dall’acqua dopo aver nuotato in mezzo alla ressa e, per circa metà gara, contro una corrente che ti spinge nella direzione opposta… e sollievo nel sentire la brezza appena salito in bici, una nuova parte della gara ha inizio. Meraviglia nel pedalare 90 km di strade chiuse al traffico nelle colline Abruzzesi, in una atmosfera quasi surreale, accompagnato solo dal rumore delle bici e dal calore degli abitanti. Ammirazione nel raggiungere un atleta 70 enne, lo rivedrò all’arrivo mentre taglia il traguardo per mano con la moglie, un esempio di come l’età non sia un limite alla volontà. Frustrazione nel vedere il cielo oscurarsi, la temperatura scendere e pedalare 15 km tra pioggia e grandine, prima di scorgere di nuovo un raggio di sole. Entusiasmo nel concludere gli ultimi km di bici con un compagno di squadra, Mauro, con il quale condividere due parole e il cambio prima dell’ultima frazione. Agitazione nel sentire la stanchezza al sesto chilometro di corsa, la mente che inizia a considerare la possibilità di non riuscire a finire i restanti 15 km che mi separano dall’arrivo. Stupore nel sentire il corpo che torna a recuperare le forze dopo aver rallentato ed aver mangiato qualcosa ai punti di ristoro, le gambe che tornano a correre come vorresti. Estasi ad un km dalla fine, quando ti accorgi che la fatica lentamente ti abbandona, lasciando spazio ad un lungo brivido, che aumenta con l’applauso della folla, infine il traguardo: 5 ore e 25 minuti.

Federico Tallone

Triathlon Vivisport Fossano: il mio primo Ironman 70.3

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