Mezzo Ironman di Mergozzo: Il primo mezzo Ironman di Andrea

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Domenica 6 Settembre si è svolta sul lago di Mergozzo la 20a edizione del Triathlon Internazionale di Mergozzo, al quale hanno partecipato 4 atleti TriVivisport: Lorenza Vaschetti, Andrea Appendino, Bruno Gambetta e Massimo Scabbia. La società e i compagni di squadra si complimentano, in particolare con Lorenza Vaschetti e Andrea Appendino che hanno completato il loro primo Mezzo Ironman.

Riportiamo il racconto di Andrea.

Il mio primo mezzo ironman

O “alcuni degli svariati motivi per cui sono un fagiano”.
Ora so come si sono sentiti i soldati alleati nel momento in cui gli si e detto “ehi, domani vi carichiamo su una barca e vi mandiamo in gita in mezzo al vallo atlantico”.
Perché tu ti arruoli, ti addestri, ma mica ci pensi che un giorno il momento dello sbarco arriva davvero.

E poi puf, ti spunta tra capo e collo, a tradimento; tu nemmeno ti ricordavi per cosa ti stavi preparando ma il momento, subdolo, quello spunta in ogni caso.
Ti ritrovi così una fredda mattina estiva, tremante in maglietta (a settembre il calendario di frate indovino mi dice ancora e estate OK? Non me porto la felpa d’estate, OK?) a scaricare la bici dalla macchina e a preparare la tua piazzola in zona cambio con il cipiglio cagacazzi alla puffo quattrocchi di chi ha elencato e rielencato decine di volte la checklist dei materiali.
Un’ultima disgustosa barretta e poi ci si incolonna verso la zona della partenza.
Sui visi di chi hai intorno si riconoscono sistematicamente le stesse espressioni: ansia, terrore, impazienza; come cani di Pavlov attendono il fischio per strappare il cerotto morale che e il giro del lago: un tiro secco e via.
Per quel che mi riguarda la frazione di nuoto mi e piaciuta cosi tanto che ne ho voluti fare trecento metri in più così, per non farla finire subito; la traiettoria poi, quella dal grafico garmin pare una retta tracciata con maestria da Michael j Fox.
Durante i quarantasei sbagliatissimi minuti della prima frazione il pensiero è ovviamente uno solo: “ma il verbo edit e irregolare? Si dice edit o edited?”.
Alla fine opto per edited, il che è bene perché edit non è irregolare.
Sciolto il dubbio inizia quello che sarà poi il tormentone della giornata: la colonna sonora di Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato, quello bello con gene Wilder no il remake di sta fava.
Arrivato alla transizione si scopre il primo grande motivo della mia fagianaggine.
Dopo mesi di test, sproloqui su indici glicemici, strategie di gara e integrazione vado a sostituire la mattina stessa, senza averla mai provata prima, la bottiglia d’acqua semplice con un beverone energetico all’arancia.
Severo ma giusto, l’intestino mi fa pagare l’affronto facendomi passare i primi novanta minuti di bici gonfio come una zampogna a ruttare come Barney Gumble, questo comporta il forzare a frequenze cardiache troppo elevate, il che comporterà arrivare alla corsa troppo spremuto.
Il resto della frazione ciclistica scorre secondo copione, con questo:https://youtu.be/r2pt2-F2j2g in loop fino alla fine.
La cosa bella del far cagare in acqua è che poi, per forza di cose, ti ritrovi a superare un sacco di gente in bici, con conseguenti deliri di onnipotenza che svaniscono poi quando arrivi alla zona cambio e la trovi già praticamente piena di bici ormeggiate.
Alla seconda transizione dimostro al di la di ogni ragionevole dubbio di essere un gran fagiano.
Perché se la prima volta che bevi qualcosa che ti fa male sei solo imprudente, se lo rifai dopo tre ore sei proprio un asino.
Un asino lo sono certamente,ma li per li ero davvero sicuro che l’intestino avesse imparato a tollerare il beverone.
La frazione a piedi scorre tranquilla senza forzare, dopotutto l’obiettivo di stare sotto le cinque ore e ormai compromesso, tanto vale godersela.
La corsa e sicuramente la frazione più emotiva e bi (o anche tri) polare.
All’inizio prevale l’esaltazione: e l’ultima frazione, praticamente e fatta, manca solo un’ora e mezza.
Stop! Manca ancora un’ora e mezza???
A quel punto prevale lo sconforto, quella vocina che ti invita a fermati e sederti sul prato con una birretta.
I km centrali si possono riassumere come una sinusoide di alti e bassi mentali intervallati dalle canzoni di Willy Wonka, ma il percorso in circuito fa si che si incrocino regolarmente i compagni di squadra e questo permette di arrivare all’ultimo giro.
L’ultimo giro di corsa è un po’ il motivo per cui si fa tutto questo, come un montaggio di Rocky rivivi tutti i mesi di allenamenti e sacrifici che si stanno per concretizzare.
Tra pianti e riso, anche insieme, scorrono gli ultimi due km.
Un pensiero a tutte le persone che ti hanno accompagnato lungo la strada, quelle che si sono allenati con te, quelle che ti hanno insegnato a non fare ancora più schifo in acqua, quelle che ti hanno accompagnato alla gare facendosi due palle così, quelle che hanno finto interesse a sproloqui su ripetute a vo2max e ritmo gara in zona 3, quelle per le quali non hai avuto il tempo e le energie che meritano.
Ma adesso il traguardo è a pochi metri, è fatta per davvero.
Sono un hobbit, mezzuomo, di ferro.
Ed è uno dei momenti migliori della vita.

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